Esperienza in una scuola media superiore

di Daniela Messito*, Sabrina Corrado*
* Pedagogista Clinico®

Dal punto di vista diagnostico i Disturbi del Comportamento Alimentare vengono distinti due principali disturbi dell’alimentazione: anoressia nervosa e bulimia nervosa. Accanto ad essi è stata descritta un’ampia categoria di “Disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati”, che si riferisce a disturbi alimentari clinicamente significativi, ma che non corrispondono a tutti i criteri diagnostici dell’anoressia nervosa o della bulimia nervosa. Comunemente l’obesità non viene considerata un “Disordine Alimentare”, tuttavia recenti dibattiti hanno rivalutato l’obesità come una malattia psichiatrica, che colpisce il 9,1% della popolazione italiana ed interessa in egual misura uomini e donne.
Secondo recenti rilevazioni epidemiologiche, la prevalenza dei DCA , in Italia, si rileva nella popolazione di adolescenti e di giovani adulti e si attesta attorno allo 0,5 e l’1% per l’anoressia e  tra l’1 e il 3% per la bulimia.
I D.C.A. costituiscono nel periodo adolescenziale un agito sul corpo, una parziale difesa nei confronti dell’elaborazione mentale, veicolo preferenziale per comunicare e mostrare un disagio psicologico.
Il riconoscimento e la gestione dei D.C.A. sono affidati ad una serie molteplice di strutture e di servizi che operano spesso senza una precisa definizione dei limiti rispettivi di competenza, quindi con vuoti e sovrapposizioni e, soprattutto, senza canali precostituiti e fluidi per lo scambio di informazioni, la collaborazione e l’invio. La situazione si presenta particolarmente grave nelle regioni dell’Italia Centrale e Meridionale. Solitamente si opera in condizioni di emergenza, quando la patologia è già in atto, con ridotte possibilità d’intervento e di guarigione.
Tali scenari, inevitabilmente, richiamano l’attenzione sull’importanza della prevenzione, che consente di ridurre i fattori di rischio e di offrire alla persona occasioni in cui sperimentare modalità alternative di esprimere il proprio disagio. Il nostro intervento pedagogico clinico all’interno di una scuola media superiore muove da tali constatazioni.
Abbiamo progettato un intervento pedagogico clinico, presentato a più Istituti Professionali risultati maggiormente a rischio. Il Progetto “Briciole” ha trovato l’attenzione e l’interesse di tutti i nostri interlocutori e in particolare, una docente, referente di educazione alla salute dell’Istituto Professionale Statale che ha manifestato grande entusiasmo per questa iniziativa. Facendosi interprete del disagio dei suoi allievi e sottolineando la necessità di un tale intervento con i ragazzi, la docente ha sottoposto il progetto all’attenzione del Dirigente Scolastico, che lo ha accolto con sensibilità ed interesse.
Il nostro intervento nell’Istituto Professionale ha preso in considerazione i fattori predisponenti dei D.C.A, in particolare ha focalizzato l’attenzione sulle difficoltà legate alla emozionalità, alla relazionalità e al  vissuto affettivo-alimentare.
L’intervento ha coinvolto 25 ragazzi frequentanti le ultime classi dell’Istituto (allievi d’età compresa tra i 16 e i 18 anni), dei quali 16 di sesso femminile e 9 di sesso maschile.
La rilevazione della situazione di partenza è stata effettuata mediante il Self Concept (Edizioni Scientifiche Isfar-Firenze), l’osservazione sistematica e l’occasione offerta loro di raccontarsi, con l’ausilio del Reflecting®, di esprimere i loro pensieri, le loro aspettative, i dubbi e le perplessità prestando particolare attenzione e ascolto alle singole istanze e “urgenze”.
Nella fase iniziale si è lasciato ai ragazzi lo spazio, sia in termini di tempo che in termini di disponibilità,. Nell’elaborazione dei risultati ottenuti al Self Concept si è tenuto conto dei punteggi medi corrispondenti alla fascia d’età di appartenenza (Anni 17-18 = Punteggio medio 130-200) e sono stati distinti in base al sesso dei ragazzi ai quali è stato somministrato. Questo ha consentito di effettuare un confronto tra i punteggi medi ottenuti da entrambi i sessi: le ragazze hanno ottenuto un punteggio medio pari a 136,5 e i ragazzi pari, invece, a 154,8, indicando, quindi, un Self concept più elevato nei maschi. La percentuale di ragazze al di sotto della media è pari al 56%, a differenza dei maschi per i quali la percentuale si aggira attorno al 33%. Sono state riscontrate altre differenze: le ragazze sono profondamente insoddisfatte delle natiche, del seno, del peso e del corpo nel suo insieme, i ragazzi, invece, valutano più negativamente le spalle e l’altezza.
Da questi risultati si evidenzia che nelle ragazze sono presenti più fattori di rischio.
Tutti da subito si sono mostrati molto interessati, soprattutto perché, dopo un primo momento di confusione, convinti che si trattasse di un percorso sull’educazione alimentare, hanno piacevolmente scoperto un’esperienza diversa che hanno accolto con grande entusiasmo.
All’inizio e al termine di ogni incontro sono state offerte esperienze organizzativo respiratorie per giungere gradualmente ad un respiro ritmico e armonico che è alla base dell’omologia tra psiche e soma. A questo sono seguite esperienze orientate alla funzione di relazione, alla sperimentazione dello spazio, alla comunicazione cinesica e prossemica. Entrando in relazione tramite l’oggetto mediatore e poi senza di questo, hanno potuto cogliere la differenza di vissuti in entrambe le situazioni, comprendendo l’importanza di alcuni elementi della comunicazione: il contatto oculare, il calore dell’altro, la prossemica. Differenti modalità di contatto con l’altro che hanno permesso di scoprire quali parti del corpo suscitavano in loro maggior disagio e cogliere in sé e negli altri la possibilità di affidarsi. L’Edumovement® ha ancor più offerto esperienze di percezione propriocettiva dinamica e statica, con cui vincere l’imbarazzo nel muovere il corpo nello spazio, nella rotazione del busto e del bacino, oltre che a richiamare l’attenzione sulle parti del corpo solitamente trascurate.ù
L’esperienza ha trovato ausilio anche in alcune tecniche della Musicopedagogia®, i giovani hanno ascoltato, in sequenza, quattro brani musicali. Il primo brano ha svolto una funzione di decompressione dalla realtà, affinché i ragazzi giungessero ad  una  presa in carico di se stessi, il secondo ha permesso loro di entrare in contatto con il proprio corpo, suscitando emozioni positive. Il terzo e il quarto brano hanno potuto sviluppare uno stare “con se stessi” fino a raggiungere un equilibrio emozionale. Situazioni vissute che i ragazzi hanno poi avuto occasione di scrivere e di commentare, nonostante la soggettività del vissuto, una comunanza di sensazioni e di emozioni.
Le tecniche immaginativo-fantasmatiche  hanno permesso di sollecitare negli allievi una partecipazione attiva, l’esplorazione di sé e il risveglio dell’immaginazione. A questa si è aggiunta la tecnica rivolta all’espressione delle emozioni, offerta dall’utilizzo di strumenti musicali che hanno potenziato le capacità comunicative ed interazionali, liberandoli dai freni e dalle inibizioni.
L’opportunità di lavorare sull’autostima, sul riconoscimento di sé e su uno sviluppo armonioso della persona, il piacere di stare bene nel loro corpo armonizzato da ritmi e melodie fino a conquistare una cinestesia espressiva, sono stati offerti dal metodo BonGeste.
Il percorso verbalizzato del DiscoverProject®, un altro metodo da noi utilizzato, ha condotto i ragazzi verso l’appercezione, un’esperienza e una conoscenza di sé, una definizione del loro corpo nella sua organizzazione senso-motoria e tonico-muscolare, fino ad acquisire una definizione topografico corporea e una puntuale coscienza di sé.
La situazione emotiva affettiva e relazionale è  stata “fotografata” chiedendo ai ragazzi di realizzare dei disegni. Un momento vissuto con grande partecipazione e forte coinvolgimento sia nell’occasione della “foto” di famiglia che nel disegnare le emozioni.
Quasi tutti i ragazzi hanno espresso difficoltà comunicativo-relazionali riguardanti, in particolare, il rapporto con le figure parentali, soprattutto con la figura paterna. In alcuni ragazzi si è rilevato un deficit di autostima, senso di inadeguatezza e in taluni casi, eccessivo perfezionismo. Sofferenza per la separazione dei genitori, desiderio di autonomia, di libertà e di affermazione del proprio ruolo di adulti all’interno del nucleo familiare, sono stati espressi da molti ragazzi. Una ragazza, timida e con evidenti difficoltà relazionali, ha manifestato, invece, paura della solitudine. Un’altra ha manifestato un forte disagio, legato ad un lutto non ancora elaborato con  conseguenti vissuti di abbandono. A ciascuno, sulla base dei vissuti emersi e delle urgenze manifestate, sono state proposte delle attività espressivo-liberatorie, di compensazione e di “bonifica”.
Il lavoro svolto è stato ricco di soddisfazioni legate soprattutto alle modificazioni avvenute. Alcuni partecipanti, a rischio di D.C.A., hanno dichiarato di aver tratto enorme beneficio. I ragazzi hanno potuto scoprire le loro carenze e difficoltà, ma anche le loro possibilità di evoluzione e di cambiamento,
La scuola che ci ha “ospitato” è diventata motivante per i ragazzi, ed è stata da loro riscoperta come luogo privilegiato in cui stringere rapporti significativi e gratificanti.

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