Il dentro e il fuori Dal territorio all’arte

di Ilenia Nicotra
Pedagogista Clinico®

La mia esperienza parte dalla Comunità Terapeutica Assistita “Cenacolo” di Biancavilla (Catania) in cui lavoro. In collaborazione con il Distretto di Salute Mentale di Adrano e con la partecipazione di alcune Comunità della provincia i cui progetti di riabilitazione prevedono l’inserimento a pieno titolo nel tessuto sociale della persona con disagio psichico, la comunità ha organizzato un percorso socio colturale che si snoda attraverso una evoluzione, utilizzando l’espressione artistica come mediatore per avvicinarsi al territorio. L’arte, infatti, espressione universale dei vissuti dell’uomo, non ha mai risentito dei condizionamenti legati all’età, al sesso, alla cultura, alla religione, alla condizione psichica: si è affermata in ogni tempo e in ogni forma come linguaggio immediato e fruibile da tutti, fornendo all’uomo la possibilità di entrare in contatto con se stesso e con l’altro. L’esperienza artistica, in un percorso di riabilitazione soddisfa una doppia valenza: individuale e sociale.
Individuale poiché il “fare”, il raccontare, il lavoro concreto e dinamico con la materia richiamano capacità percettive, suscitano il coinvolgimento e indirizzano l’attenzione verso uno scopo, attivano risorse che offrono spazio al processo integrativo e ricostruttivo.
Sociale poiché l’esperienza artistica permette di acquisire competenze e linguaggi che rendono la persona portatrice di disagio autore/produttore di codici espressivi inseriti nel circuito sociale “alla pari” di altri operatori culturali.
Partendo da questa riflessione, e volendo sottolineare la possibilità di riconoscere il “diverso” come “soggetto” portatore di cultura, si è pensato di definire alcuni momenti di incontro in cui “cultori” diversi (senza distinzione di età, condizione sociale, situazione psichica) trovino l’occasione di esprimersi ed interagire attraverso la presentazione dei loro prodotti “artistici”, con il coinvolgimento del tessuto socia- le. AI tempo stesso, si è voluto lanciare una sorta di provocazione agli addetti ai lavori (psichiatri, psicologi, pedagogisti, ecc.) che troppo spesso si accostano ai “prodotti” dei soggetti con problemi psichici con un atteggiamento esclusivamente interpretativo: si tende cioè a considerare la produzione artistica co- me un equivalente del sintomo, e si utilizza quindi un codice di lettura ad impostazione prevalentemente psicopatologica.
Il nostro scopo è di invitare gli addetti ai lavori a sospendere il giudizio “diagnostico” per apprezzare esclusivamente le caratteristiche “estetiche” del prodotto, considerando il suo autore come “creatore” di un evento culturale leggibile con codici di riferimento diversi.
Perché l’integrazione del disabile psichico nel suo ambiente possa realizzarsi a pieno titolo è importante anche la “riabilitazione” del territorio che, attraverso un lavoro di sensibilizzazione, sia pronto ad accogliere il cosiddetto “diverso” mettendo da parte atteggiamenti di rifiuto o, peggio, atteggiamenti pietistici o caritatevoli.
L’evoluzione del nostro percorso hanno avuto inizio con un convegno dal titolo: “Arti Espressive, Riabilitazione e Territorio” articolato in due sezioni, una teorica, riservata agli addetti ai lavori, ed una aperta al pubblico dedicata al teatro.
La Pedagogia Clinica si è inserita perfettamente in questo contesto: la parte teorica si è avvalsa delle relazioni della Prof.ssa Anna Pesci, Pedagogista Clinico®, che ha esposto il suo metodo di integrazione delle diverse arti per la promozione della creatività in aiuto alla persona. Attraverso “l’Inter Art” il Pedagogista Clinico® fa appello alla creatività, alla capacità di comunicazione di ogni individuo aiutandolo a rispecchiare e amplificare i messaggi che da esso provengono, favorendo la scoperta di sé. Infatti l’aiuto alla persona attraverso l’attività artistico-espressiva dà la possibilità di far emergere le forze creative dentro ognuno di noi.
Altre testimonianze sono state quelle del Dr. Fernando Della Pietra, psichiatra padovano promotore e coordinatore della “Biennale Teatro e Psichiatria” (un festival internazionale del teatro attivo del disagio psichico), che ha parlato dell’utilizzazione del teatro nella riabilitazione psichiatrica; infine Piero Ristagno, regista teatrale, che ha esposto la sua esperienza di integrazione di disabili in spettacoli di professionisti.
Nella sezione teatrale, nell’ottica dell’integrazione, sono stati presentati due spettacoli: il primo è La leggenda di Montedoro, messo in scena dagli alunni della Scuola media di Valverde (CT). Si tratta di una fiaba “ecologica” rappresentata con efficacia e bravura. Il secondo è L’imperatore della Cina a cura del Teatro Popolare di Ricerca di Padova, una compagnia composta anche da disabili psichici, che, integrandosi magistralmente con attori professionisti, hanno rappresentato con grande intensità drammatica una pièce molto impegnativa che ha suscitato profonde emozioni nel pubblico presente.
È seguita la realizzazione di una mostra grafico-pittorica itinerante la cui peculiarità è stata quella di “mescolare” insieme opere di artisti locali con lavori di disabili psichici.
La finalità che si vuole raggiungere attraverso tali iniziative è fornire occasioni di scambio e confronto che portino ad un arricchimento civile e culturale e che contribuiscano al superamento delle barriere del “pregiudizio”: escludendo il disabile dalla partecipazione sociale, ne compromettono irrimediabilmente la riabilitazione.

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