di Antonio Viviani
Pedagogista Clinico®
e
Carmen Torrisi
Pedagogista Clinico®

Il lavoro in studio per il Pedagogista Clinico® è sicuramente prioritario, tanto che ciò significa, quotidianamente, utilizzare in modo pratico le conoscenze e le abilità assunte in formazione, aiutando le persone a prendersi cura di sé.
Tuttavia, già durante la formazione, il Prof. Guido Pesci, si sofferma spesso su quanto sia importante dedicare nel proprio studio pedagogico clinico, almeno un pomeriggio alla settimana, alla progettazione di corsi da promuovere sul proprio territorio.
D’altra parte, è vero che per essere conosciuti a livello locale, qualunque professionista “deve”, che qui collima con “vuole”, attivarsi con vari contatti di professionisti (avvocati, medici, psicologi) e con soggetti privati (palestre, farmacie, nidi, librerie, associazioni del terzo settore, ecc.) o pubblici (ad es. gli assessorati alle Politiche Sociali, alla Cultura, all’Istruzione, allo Sport, le biblioteche e le farmacie comunali, le Case di Riposo, le Circondariali e le scuole di ogni ordine e grado). Queste ultime, possono disporre di fondi dedicati per il finanziamento di attività educative, formative e di aggiornamento. Talvolta, per loro tramite è possibile, attingere a fondi con finalità sociali riconducibili ai PEZ (Piani Educativi Zonali comunali) o al PON (Piano Operativo Nazionale, Ministero dell’Istruzione).
Invece, finanziamenti di portata più ridotta sono accessibili tramite la presentazione di progetti  proposti ai suddetti assessorati. Proviamo a fare vari esempi della tipologia di soggetti con cui è importante interagire nella propria area di intervento. Oltre a quelle già citate, particolare considerazione meritano le realtà associative come la UISP (Unione Sport per Tutti) presente a livello nazionale, gli enti religiosi e di volontariato.
A tal proposito abbiamo già avuto occasione di scrivere su questa rivista, soffermandoci in modo specifico della formazione rivolta ai volontari, ai progetti realizzati nelle Case di Riposo e, prossimamente ci occuperemo di collaborazioni formative con le Farmacie Comunali e gli Assessorati.
Qui, approfondiremo quanto realizzato con la UISP di Grosseto, con particolare riferimento alla formazione per Operatori Ludico-motori.

I contatti

Certamente, nel prendere contatti con un’istituzione non ci si può limitare soltanto a scrivere e spedire un Progetto in formato cartaceo o digitale via e-mail. È opportuno recarsi di persona presso l’Istituzione, chiedere dei funzionari preposti allo scopo, ritornare, farsi conoscere, e aver cura di portare con sé materiali promozionali del proprio Studio professionale come la brochure con citazione del sito web e il biglietto da visita, oltre ad alcune fotocopie degli articoli della nostra Rivista.
In seguito al contatto di persona da parte del professionista è possibile che il rappresentante dell’istituzione richieda cambiamenti ad alcuni aspetti delle proposte progettuali che avrà avuto modo di considerare; le modifiche potrebbero riguardare la calendarizzazione, i costi e il numero di partecipanti, la sede di riferimento o altro. Ci adegueremo in tal senso, ma mantenendo intatti gli approcci e le modalità costitutive della pedagogia clinica.
Anche nell’accostarci alla UISP abbiamo percorso un iter analogo ed effettuato gli step organizzativi appena descritti; nella fattispecie, gli incontri preliminari con un loro rappresentante sono stati quattro. La UISP aveva l’esigenza di formare persone in grado di accompagnare i gruppi di minori nei campi estivi o in strutture similari. Intendevano avvalersi di professionisti ed altri specialisti che potessero interagire con i loro trainer, in modo da offrire una formazione varia ma coerente con gli scopi statutari: proporre attività motorie attraverso il gioco e il divertimento, superando i limiti della performance e di ogni forma di competizione.
I dubbi più ricorrenti le esigenze formative maggiormente avvertite erano inerenti agli aspetti comunicativo-relazionali e alle modalità per interagire con bambini, compresi i partecipanti con bisogni educativi speciali o disabilità.
Ci è stato chiesto anche di interagire sia con i loro istruttori (laureati in Scienze Motorie o ex ISEF) che con i formatori coinvolti nell’articolazione dei vari moduli (medici, psicologi ed educatori) per garantire coerenza interna al Corso.
Il progetto “AnimAzione in GiocoMovimento. Operatore Ludico-motorio per persone diversamente abili.
La Uisp Solidarietà è un’Associazione di Volontariato (No-Profit) impegnata a sviluppare la potenzialità aggregativa e socializzante dello “Sport per Tutti”. Opera dal settembre 2004 in un sistema di rete con le altre Associazioni Sportive sociali (in particolar modo con il Comitato Provinciale Uisp di Grosseto e con tutte le sue articolazioni di Aree e Leghe) nonché con le istituzioni pubbliche. Le attività sportive non agonistiche che propone e sostiene sono strumento fondamentale per l’integrazione sociale e sono rivolte agli anziani, detenuti, diversamente abili e giovani e, più ampiamente, orientate alla sensibilizzazione della cittadinanza. Dalla sua nascita propone e affronta nelle scuole primarie e secondarie argomenti relativi alla legalità sportiva e al contrasto del doping. Negli ultimi anni ha proposto vari corsi di aggiornamento e formazione, anche grazie alla collaborazione con gli scriventi con cui, in particolare, ha realizzato vari Corsi di Formazione per Volontari finanziati dal Cesvot. Tra questi il “Corso per Animatori Sociali”, “Il corpo come parola, la casa come azione, “Formare l’operatore motorio per anziani e disabili” e “S’impara facendo”. Per anni, come pedagogisti clinici, abbiamo pubblicato articoli sulla Rivista UISP “Anziani in Movimento”. UISP è stata l’associazione capofila del progetto AnimAzione in GiocoMovimento (Operatore Ludico-motorio) che ha goduto del sostegno di una vera e propria rete di associazioni costituita dall’Associazione Grossetana Genitori Bambini Portatori di Handicap (A.G.G.B.P.H.), costituita nel 1984 e che da allora opera continuativamente in favore di bambini, ragazzi, giovani affetti da gravi forme di disabilità, dovute a malattie congenite o acquisite, ed a sostegno delle loro famiglie; l’Associazione Aurora Onlus, nata diversi anni fa con la denominazione “Il cavallo amico”, poiché, inizialmente l’unica attività svolta in favore dei ragazzi era l’ippoterapia. L’Associazione si occupa dell’assistenza di soggetti disabili con handicap di varia natura, soprattutto di tipo cerebrale e offre sostegno delle loro famiglie; l’Associazione Fraternità e Condivisione dedicata fin da subito al servizio verso le persone diversamente abili, che ha dato vita al progetto del centro “Noi Insieme”. 

Necessità della formazione per volontari
La presenza di volontari all’interno delle strutture dedicate alle persone diversamente abili, non può essere improvvisata o confusa con l’assistenza compassionevole. Il concetto di “buon senso” va ampiamente superato, altrimenti rischia di caratterizzare e determinare l’azione del volontario rendendola del tutto incauta e disfunzionale. Modeste competenze comunicativo-relazionali e scarse tecniche specifiche causano gravi e costanti intoppi nel rapporto con gli ospiti, i familiari e il team di operatori qualificati. La complessità e la molteplicità dei bisogni speciali richiedono un aiuto consapevole ed una spiccata predisposizione alla promozione del benessere sociale.
L’impianto progettuale ha proposto un percorso formativo teorico-pratico connotato da una prospettiva didattica multidisciplinare. Finalizzato al potenziamento delle competenze relazionali e tecniche, il corso si è basato sul conoscere e sul fare, attraverso lezioni in aula e laboratori a carattere ludico, espressivo e motorio.
Tra gli obiettivi del progetto  sono rientrati l’assunzione di consapevolezza del ruolo e delle competenze del volontario, lo sviluppo e il miglioramento delle competenze comunicativo-relazionali trasversali, l’acquisizione degli elementi teorici di base correlati alle difficoltà e alle potenzialità nelle diverse abilità, l’acquisizione e il potenziamento di strumenti operativi per la gestione di attività laboratoriali. I destinatari del progetto sono stati volontari attivi, responsabili di associazioni di volontariato, formatori di volontari e aspiranti volontari.
Tra le Associazioni di volontariato partner del progetto molte erano aderenti al Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana); vogliamo ricordare, tra le altre, l’Associazione Atletico Maremma nata in collaborazione con il dipartimento di Salute Mentale quale tentativo di risposta “diversa” dal punto di vista culturale e sociale, alle varie forme di disagio presenti sul territorio. In particolare essa si attiva per mettere in atto le risorse della comunità con un principio “Il destinatario non è solo l’individuo che “sta male”, ma il gruppo e il territorio di appartenenza” e la partecipazione è pensata e aperta tutti coloro che sono interessati ad iniziative di integrazione sociale.
E tra i partner pubblici e privati del progetto di particolare rilievo è stato il coinvolgimento dell’ ASL9 Grosseto UFSMA (Unità Funzionale Salute Mentale Adulti), del COeSO SdS GR Società della Salute Area Socio Sanitaria Grossetana, della Fondazione Il Sole Onlus, della UIC Unione Italiana Ciechi – Sezione Grosseto e dell’ A.S.D. Skeep.

Come è nato il Progetto
Il Gruppo di Associazioni citate, in pieno accordo con i partner e sulla base di un’analisi dei bisogni formativi condivisa, aveva rilevato la necessità di organizzare un percorso rivolto ai volontari che intendevano sostenere fattivamente le strutture territoriali. Tutti gli attori che hanno concertato la formazione sono stati concordi nel sottolineare che il gioco costituisce l’approccio fondamentale e, al contempo, lo strumento per lo sviluppo globale della persona diversamente abile.
La “Rete” delle associazioni, coordinata da noi pedagogisti clinici, ha ritenuto che il Volontario rappresenta un arricchimento a condizione che sia connotato da competenze umane e tecniche, concretamente fruibili all’interno delle strutture socio-sanitarie pubbliche o private. Le Ass. AGGBPH, Aurora, UIC e SKeep tramite testimoni hanno offerto uno spaccato dell’esperienza a fianco di persone diversamente abili di ogni età. Le associazioni Noi insieme e Atletico Maremma hanno sostenuto il progetto ritenendolo un’importante occasione di aggiornamento per i propri volontari; l’ASL9 e la Società della Salute hanno collaborato alla buona riuscita dell’iniziativa mettendo a disposizione la loro équipe specialistica, educatori professionali e assistenti sociali. La UISP ha ospitato il corso e ha messo a disposizione l’Ufficio Stampa, mentre, Il Sole e SKeep sono state sedi dello stage.

La formazione
L’analisi delle esperienze scaturite in seno alla “Rete delle Associazioni”, grazie ad una serie di incontri maturati con gli scriventi, converge sulla necessità di offrire una formazione che non si limiti al potenziamento di competenze tecniche specifiche. La prospettiva progettuale da adottare deve rispondere a precisi bisogni formativi della persona, fondamentalmente individuabili nella crescita motivazionale e nello sviluppo valoriale del volontariato. Nella pratica quotidiana la breve permanenza o la presenza discontinua dei volontari, non di rado caratterizzata da inadeguate abilità relazionali e organizzativo-creative, denotano scarsa consapevolezza del ruolo assunto. La formazione si configura come strumento di tutela e prevenzione per il volontario che, presa coscienza della sua mission, rinforza la motivazione e sviluppa abilità comunicative e tecniche finalizzate all’inserimento dinamico e funzionale all’interno di contesti per persone diversamente abili. L’approccio pedagogico clinico è stato il “collante”, il fil rouge che ha creato un ponte tra le associazioni ed i corsisti, sia nella fase di progettazione che in quella di conduzione degli incontri.
In particolare, le tecniche dei metodi Reflecting® e M.P.I. (Memory Power Improvement®) e le esperienze derivate da Edumovement® e da InterArt® hanno permesso di perseguire le seguenti finalità: educare alla valorizzazione delle diverse abilità, promuovere la cultura dell’inclusione, della solidarietà e del benessere sociale, facilitare la conoscenza delle proprie risorse emotivo-comunicativo-relazionali, agevolare cambiamenti socio-cognitivi,  sviluppare competenze tecniche, progettare e gestire interventi laboratoriali efficaci, fluidificare dinamiche comunicative interpersonali, incrementare processi formativi e progettuali attraverso scambi, condivisione e confronto sul piano intra-gruppale e inter-associativo territoriale, aiutare i corsisti ad elaborare aspettative realistiche e a raggiungere esiti operativi positivi, gratificanti e motivanti.
Lo sviluppo di processi apprenditivi qualitativamente incisivi, è stato coadiuvato da interventi e azioni specifiche: testimonianze dirette, consulenze, accompagnamento e stage.
La formazione in aula (lezioni frontali, esercitazioni, lavori di gruppo, uso del metodo Reflecting® per grandi gruppi e platee,) ha coinvolto 25 corsisti.

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