di Marta Mani
Pedagogista Clinico®

Alla richiesta di un progetto promossa da un dirigente scolastico di un Istituto Comprensivo al fine di individuare interventi educativi idonei per un soggetto certificato che frequenta la scuola di primo grado, è seguita  l’opportunità di raccogliere ogni notizia anamnestica e diagnostica, conoscere gli interventi terapeutici e la progettazione didattico-educativa fino ad allora seguiti.
Abbiamo appreso che Francesco ha frequentato quattro anni di scuola dell’infanzia e attualmente è inserito in una prima classe elementare, seguito da un insegnante di sostegno per “Disturbo pervasivo di sviluppo di tipo autistico (F.84)”, certificazione rilasciata  dalla neuropsichiatria della ASL di zona. A casa il bambino esegue da tre anni interventi terapeutico-riabilitativi ABA e per questo si incontra con più educatori ed un’analista comportamentale.
Nella scuola, oltre alle attenzioni rivolte al percorso didattico ordinario, è seguito con un intervento individualizzato e con ausili informatici in un’aula adiacente in cui può trovare anche materiale didattico e occasioni di ricreazione, il bambino è inserito nel progetto di musicoterapia e in un laboratorio artistico.
La progettazione didattico-educativa è stata da noi analizzata senza tuttavia procedere con l’intento di attuare modifiche, ci siamo bensì proposti una osservazione che potesse individuare occasioni stimolo integrative fuori dalla classe. Gli incontri per rilevare le potenzialità, abilità e disponibilità (PAD) hanno premesso di apprendere come Francesco si propone con ipermotilità, sguardo erratico, attenzione molto frammentaria che necessita di essere continuamente sostenuta, presenta reazioni di distacco dal contatto e con emissione di suoni aspecifici, questo il comportamento connotato all’inizio del nostro incontro.
Lo stare assieme a lui in ambiente reso idoneo al fine di eliminare le scorie ostacolanti la disponibilità e l’intesa ha permesso di proporci con varie stimolazioni visive, uditive e tattilo-corporee, e ciò ha generato interessanti cambiamenti comportamentali e testimonianze affettivo-relazionali.
I giochi di dinamica prossemica hanno reso possibile un graduale avvicinamento nel coniugarsi allo spazio fino a sostare con Francesco accanto a lui animandolo con note di piacere corporeo attraverso stimolazioni in vari settori corporei e denunciandoci una disponibilità alla ricerca del piacere specie nell’efflourage dei piedi. Momenti in cui le note di piacere venivano testimoniate da sguardi in scambio, da distensione tonico-facciale e espressioni mimiche.
Queste occasioni tattilo-corporee rendevano facile l’avvenuto effetto distensivo nella globalità del corpo. Un tono che necessitava di essere riequilibrato, armonizzato e potenziato poiché, una volta raggiunta la disponibilità a un dialogo ludico che ci ha consentito di proporre la “carriola”, si è potuto verificare con quanta scarsa tonicità si testimoniava tanto da non sostenersi sulle braccia. Una piccola palla ed un pettine sono stati ausiliari di grande successo e, in particolare tutto ciò che aveva un effetto richiamo come la nostra ampia gestualità, le nostre diverse mobilizzazioni e ogni stimolo tonematico; i suoni emessi da un organo a bocca hanno richiamato la sua attenzione e dimostrata una necessità di scoperta, processi percettivi e percettivo-motori che hanno animato l’attenzione e inseguite le direttrici sonore nello spazio fino ad avvicinare l’oggetto e utilizzarlo.
L’incontro con Francesco ci ha permesso di apprendere quali siano i tanti aspetti testimoni del suo stato di insufficienza e di inadeguatezza a cui non era da sottrarre il disordine dinamico-respiratorio, e annotare le vie attraverso le quali era possibile offrirgli un reale aiuto.
A seguito dei risultati conseguiti dall’osservazione si è potuto strutturare l’ipotesi per un intervento di aiuto conseguente garantito da modifiche strutturali e infrastrutturali, indispensabili per realizzare gli obiettivi desiderati. Lo spazio per stare in dinamica non poteva essere di dimensioni eccessive e lo abbiamo richiesto di  4 mt. per 4 mt.,  libero da ogni opportunità distrattiva e da ostacoli, con un pavimento coperto da un ampio tappeto e con un cuscino a disposizione. La richiesta è stata arricchita anche da due poltroncine comode per essere utilizzate con diversi orientamenti in stazione seduta e diverse posture, e una  parete su cui poter lasciare traccia e dare occasione al soggetto di rappresentare ogni sua esposizione. Non abbiamo richiesto tavoli poiché a Francesco non dovranno essere richiesti disegni o proposti giochi da tavolo, sicuramente non adatti per gli obiettivi prefissati.

PROGETTO
Prima ipotesi progettuale
Alla Scuola abbiamo riconosciuto il merito per l’impegno plurifunzionale che stava offrendo con l’auspicio che l’utilizzo del metodo che Francesco segue fuori dalla Scuola non venga seguito con esercizi ripetitivi, certo non adatti a Francesco.
Nella generalità dei suoi atteggiamenti e comportamenti da noi rilevati, Francesco ha ben dimostrato la disponibilità ad accogliere stimoli corredati dall’interesse e dal piacere perciò il progetto, nel tener conto delle attività da svolgere con lui, obbliga ad agire, se vogliamo ottenere successo, con dinamiche psico-affettive per l’intesa e una diversa disponibilità.
Le necessità evidenziate da Francesco, fra cui le stimolazioni visive, uditive e tattilo-corporee, richiedono di partecipare a stimolazioni senso-percettive, attraverso le quali favorire  lo sviluppo affettivo e  muovere verso esperienze motorie per lo sviluppo del controllo tonico-muscolare e che facilitino il dialogo corporeo e promuovano una ricca percezione di sé.
Conoscenze, abilità ed espressività dovranno sostenere l’aspetto sociale del comportamento, assicurare una funzione percettiva di gesto vissuto, una relazione tonica e orientare il soggetto ad  una maggiore esperienza corporea. Dal corpo vissuto potremo promuovere gesti espressivi e plastici caratterizzati dai bisogni, dai desideri, dalle forme dei legami dialettici.
Come prima ipotesi progettuale dovremo impegnarci a stare con il bambino suffragati dal principio di dare risposte molteplici in ogni nostra occasione-stimolo,  consapevoli quanto il corpo trovi negli stimoli percettivi propulsioni di crescita e come queste nell’originare impressioni piacevoli possano garantire lo sviluppo propriocettivo.
In questo processo iniziale il corpo deve essere aiutato nel muovere risposte positive rispetto all’ambiente, una maturazione funzionale che dovrà essere sollecitata non facendo riferimento a tecniche strutturate, bensì ad una duttile abilità traduttrice di intenti stimolo che in una dinamica rispettosa riesca ad offrire garanzie di crescita.
Tono e respirazione dovranno essere perseguiti durante la loro mutazione nella dialogicità corporea basata sulle senso percezioni tattili e su sollecitazioni tonematico-emozionali, così come la postura, lo sviluppo di una cinestesia e il gesto come linguaggio potranno avvalersi di attrazioni ludico-ricreative; ogni partecipazione attiva consolidarsi sul principio del rispetto della globalità, una globalità affidata alla capacità dialettica dello specialista “animato per animare”.
Da questa prima ipotesi, ogni quattro mesi abbiamo effettuato una verifica e stabilito ciò che poteva convenire per i tempi successivi.

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