La Corporeità della mente

di Teodoro Maranesi*
e Rossana Suglia Pedagogista Clinico®

Quando, qualche tempo fa, la dott.ssa Rossana Suglia, nella sua veste di Pedagogista Clinico®, con un gruppo di giovani psicotici residenti nella nostra comunità, si rivolse a me per un intervento in ambito psichiatrico centrato sul corpo, il mio interesse e la mia curiosità vennero favorevolmente stimolati.
Il mio interesse nasce da una vecchia questione (dimenticata e poi ripresa) a lungo dibattuta in medicina ed in psichiatria relativa al legame esistente tra corpo e mente. È una lunga storia, affascinante dal punto di vista culturale, che diventa un invito a cimentarsi con una tematica molto ricca.
Questo “corpo negato” per tanto tempo dalla medicina e dalla psichiatria è il centro di ogni evento psichico. Nel corso del pensiero filosofico si sono posti enormi ostacoli a questa concezione: il dualismo platonico “soma”/“psiche”, la dicotomia cartesiana fra “cosa fisica” e “cosa psichica”, “rex cogita” e “rex extensa”.
La chiarificazione del concetto di corpo è dovuta, in particolare in ambito psichiatrico, alla corrente fenomenologica che ha operato prima di tutto la distinzione fra corpo e organismo: si veda al proposito il contributo filosofico di Husserl e di altri psichiatri fenomenologi, oltre ai contemporanei Borgna, Cargnello, Galimberti. Questo concetto di corpo richiede che si parli non solo del corpo come oggetto d’indagine scientifica, oggetto d’indagine anatomica, oggetto d’incasellamento noseografico, ma che si parli anche di un corpo proprio, vissuto, esperto, nell’ambito dell’esistenza di ognuno di noi. La psichiatria fenomenologica mette al centro del proprio interesse la relazione fra il corpo e il mondo, riuscendo a leggere tutte le espressioni psicopatologiche come particolari modalità di essere e stare nel mondo, secondo una modo che vede nel corpo qualcosa di massimamente indicativo, un punto d’aggancio, l’amo, il legame più forte.
Come psichiatra assisto spesso alla distruzione dello schema corporeo che si verifica nella dissociazione. Esiste quindi una tendenza a unificare parti del corpo in unità (ed è questa la costruzione della immagine corporea che tutti conosciamo) che non è solo percezione, non è solo sensazione, non è solo rappresentazione mentale ma è tutto questo messo insieme. C’è anche una tendenza a distruggere tale immagine nell’esperienza della dissociazione psicotica, dove non è possibile riconoscere le relazioni tra la varie parti. Questo è il caso del corpo e della sua totalità drammaticamente toccato nelle nevrosi o, addirittura, distrutto e sfasciato nell’esperienza psicotica.
L’uomo ha un corpo: un corpo “oggetto di”, “soggetto di” vita, vissuto, vivente.
La medicina ha la sua ragione d’essere indiscutibilmente nei disturbi, nelle disfunzioni del corpo, nei “guasti” della macchina corporea, ma la medicina ed, in particolare, la psicologia e la psichiatria hanno anche l’obbligo di confrontarsi con la realtà di un corpo vissuto, esperito e spesso, ahimè, anche con degli inesorabili e inarrestabili processi di sua “corpo-oggettivazione”, come la chiamano molti fenomenologi.
Allora, per arrivare alle psicosi e chiudere brevemente con un accenno alle principali psicopatologie, possiamo affermare che il senso vero di ogni malattia sta anche nel modo in cui il corpo è vissuto.
Chi di noi, vedendo un grave soggetto psicotico, non ha pensato che quel corpo sia la sua gabbia, la gabbia della sua libertà, della sua razionalità, il carcere dentro il quale egli è persona compressa e coartata?
Quattro brevi flash su quattro patologie che sono anche patologia del corpo o della mente o del corpo-mente
Anoressia: evidente rifiuto ad alimentarsi, angoscia del cambiare forma, angoscia del cambiare ed assumere una definita e definitiva forma femminile, angoscia del trasformarsi in un corpo maturo, angoscia del processo di maturazione che scopra i propri limiti (poiché il processo di maturazione è il processo che ti porta a scoprire i tuoi limiti). E allora anoressia come proposta onnipotente, totipotente di un corpo indifferenziato, indistinto a fronte di un corpo maturo, limitato, delimitato.
Malinconia: la gravissima malinconia, la tristezza vitale che, se nessuno l’ha mai vista, è forse l’esperienza più drammatica del rapporto con l’altro che soffre. È la costruzione di una condizione di totale vuoto interiore, dove sembra che ci sia più spazio per l’esperienza dello star male. Come esito finale, quando alla fine non c’è più spazio per nulla, né per vivere, né per morire, questo corpo silenzioso si accompagna al mondo che muore insieme al corpo: un mondo che muore perché, per il depresso, non ha più prospettive; drammatica esperienza di vuoto per il malinconico che non può vivere e non può morire.
Schizofrenia: offre molte immagini ed esempi delle varie espressioni psicopatologiche che coinvolgono la trasformazione del corpo. Un corpo che è inabitabile dal soggetto, delirantemente “occupato dagli altri”, un corpo che si svuota e in cui compare una “tempesta fantasmatica”. Tra le più evidenti espressioni corporee della schizofrenia c’è la “catatonia” o “stupore catatonico”: la pietrificazione di un corpo che attua una scissione totale, radicale da smuovere tra l’io-mondo, l’io corpo, il corpo-mondo.
Ipocondria: evidente, così come l’anoressia, il gioco del corpo e la prevalenza del corpo in questa patologia contrassegnata da un’emotività immensa, da timori fortissimi, da pensieri intorno alla perdita, “amputazione” di parti del proprio corpo e dei propri organi. Minaccia, quindi, della propria integrità corporea fino a diventare angoscia, dove l’Io sembra disperatamente aggrapparsi a questa parte amputata del corpo.
Vorrei dare il benvenuto alla Pedagogia Clinica pensando che una delle più grosse conquiste della nuova assistenza psichiatrica è che il paziente possa essere preso in carico da più figure professionali. Benvenuti, dunque, nell’assistenza psichiatrica perché essa può crescere se il vostro percorso di piena cittadinanza normativa, professionale e culturale può concludersi.
Benvenuti nelle nostre équipe di lavoro!

*Teodoro Maranesi primario U.O.P. Saronno

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