di   Claudio   Rao
Pedagogista Clinico®

In Belgio, come in Francia, la violenza all’interno degli Istituti scolastici costituisce da diversi anni un problema crescente e si profila vieppiù come un’urgenza sociale.
Trasgressioni ripetute, atti d’indisciplina, racket, atti di violenza fisica e psicologica, interpellano oramai in maniera drammatica il mondo della scuola.
Un’interessante inchiesta sulle “Violenze nella scuola secondaria” è stata realizzata dal Servizio di psicologia della delinquenza dell’Università di Liegi in collaborazione con l’Unità di psicologia clinica e sociale dell’Università Cattolica di Louvain. Svoltasi in due tempi (nel 2000 e nel 2003), ha coinvolto 655 adulti e 2921 allievi dai 12 ai 18 anni in 24 scuole-campione.
Nota positiva: tra l’indagine del 2000 e quella del 2003, globalmente, la situazione resta stabile. Non si è dunque verificato alcun aggravamento.
Per evidenti ragioni ci soffermeremo unicamente sui quattro principali tipi di violenza: contro i docenti, fra i discenti, fra docenti, violenze simboliche sui discenti.
Le forme estreme e spettacolari di violenza contro gli adulti restano molto rare. Per contro si rivelano molto frequenti le aggressioni verbali: scherni, insulti, minacce, calunnie. I docenti percepiscono altresì come forma di larvata violenza nei propri confronti l’assenteismo e l’indisciplina degli allievi: piccole trasgressioni quotidiane con pesanti conseguenze didattiche e pedagogiche.
Lo studio non ha affrontato le violenze dei genitori sui professori, ma dai documenti in possesso dell’Amministrazione è possibile evincere che le famiglie sono implicate nel 10% delle aggressioni segnalate.
Non  mancano le violenze tra colleghi: molestie morali (15%)  spesso indirette (57%) che alterano il proprio funzionamento professionale, provocano sofferenza, inducono a dubitare delle proprie capacità o, per 3 casi su 10, portano all’isolamento. Le statistiche mostrano come le molestie non dipendano dalle caratteristiche delle vittime quanto piuttosto dal contesto scolastico in cui sono inserite.
Le violenze tra gli allievi si espletano all’interno, ma soprattutto al di fuori delle mura scolastiche. Racket, minacce con armi od altri oggetti sono realizzate per l’11,8% fuori e per il 6,4% dentro l’istituto. Le violenze cosiddette “minori” (scherni, calunnie, furti, degradazioni, risse, intimidazioni verbali ed insulti a sfondo razziale e sessuale) sembrano invero più frequenti all’interno della scuola.
Uno specifico studio ha indagato sul vissuto della violenza dal punto di vista dell’allievo, in particolare sulla percezione delle violenze simboliche loro inflitte (per esempio il divieto d’indossare una tuta sportiva in classe o la mancanza palese di prospettive socio-professionali). Il ricercatore si è immerso per un paio d’anni nella realtà scolastica di tre istituti professionali bruxellesi per capire le risposte che i giovani elaboravano fronte alle forme di violenza dell’istituzione scolastica: passività, indisciplina, assenteismo…
Tali e similari reazioni, per i discenti che si sentono rinchiusi in scuole senza futuro, costituiscono un modo di riappropriarsi dello spazio e del tempo, di ri-affermarsi come individuo. Atti come il rifiuto d’infilarsi la tuta da lavoro, l’esibire certi looks o il lasciare acceso il cellulare, sono dei modi di restare in contatto con l’esterno, di uscire dalla prigione che la scuola per loro rappresenta.
La violenza, sia essa scolastica o extrascolastica, italiana o europea, ci interpella tutti in egual misura, ciascuno nel ruolo che gli compete. La rapida evoluzione sociale che ci coinvolge merita una riflessione attenta, disincantata e avulsa da ogni pre-concetto: illuminata da studi e ricerche, pratiche e teorie. Ed il coraggio di ipotizzare soluzioni, sintetizzare posizioni: aperte, poliedriche, dialettiche, ma chiare. Da sperimentare e verificare. Ad uso delle giovani generazioni europee.

*Pedagogista Clinico®, Presidente dell’ Association Nationale Clinicien (A.N.P.) Belgio

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