(ANSA) – Pesaro, 27 gennaio 2007
-Il teatro a scuola, come antidoto al ‘bullismo’ e all’ esibizionismo sessuale videofilmato. E’ la ricetta proposta da Giuliana Ammannati, Pedagogista Cinico®, per fronteggiare i nuovi fenomeni di disagio giovanile.
“L’ attività di drammatizzazione – spiega – garantisce attenzione ai bisogni dei giovani, incanala le loro pulsioni, paure e ansie, offre la possibilità di crescere nel rispetto di se’ e degli altri, senza bruciare le tappe”. “Gli ultimi episodi noti – afferma Ammannati – sono frutto della mancanza di regole e guide, di esempi di buon comportamento da parte degli adulti, nelle istituzioni e in televisione; ma anche di un comportamento emulativo tra i giovani. Che agiscono sempre più’ attraverso azioni automatiche e ripetitive, non personali, pensate e riflettute”.
“Oggi, più che mai – osserva la pedagogista – per la perdita di senso della propria esistenza, e per noia, si tende a cercare il protagonismo e l’ esibizionismo a tutti i costi. La strada e la scuola finiscono per essere il luogo ideale dove il ‘branco’ può mettersi in mostra”. Facendo vedere “di essere forti e spavaldi, di disprezzare i divieti e le sanzioni”. Un modo maldestro per avvicinarsi al mondo dei grandi, troppo distante, “con una sorta di ritualità che passa anche attraverso comportamenti violenti e trasgressivi verso il diverso da sé e verso la donna vissuta come oggetto di possesso, al pari del cellulare e delle scarpe griffate”. Il teatro invece può offrire a tutti i ragazzi, anche ai più difficili, l’ opportunità di esprimersi. 

(ANSA)- Pesaro, 21 aprile 2007
Una televisione “depressa e sessuofobica”, che fa male ai giovani. Giuliana Ammannati, docente di filosofia all’Università di Urbino e Pedagogista Clinico®,  impegnata sui temi dell’educazione attraverso i media, si scaglia contro il programma quotidiano “Italia sul 2- Giovani” condotto da Roberta Lanfranchi e Milo Infante.“La televisione -dice- sempre più a base di programmi sessualizzati è un pessimo esempio per minori e adolescenti, spesso lasciati soli davanti al video per ore, nella totale confusione di ruoli e di paradigmi educativi. Si comincia alle 14 del pomeriggio per finire a notte inoltrata, con ore e ore di programmazione su argomenti a sfondo sessuale: la scelta del partner , la vita di coppia che inizia e finisce nel letto matrimoniale, le crisi, i tradimenti, le separazioni, con i figli vissuti sempre come problema quando tutto finisce.”
Per Ammannati questa è “una televisione depressa che causa depressione e sessuofobia nei giovani. C’è il delirio delle opinioni espresse a ruota libera da una marea di artisti-opinionisti- come appunto in “Italia sul 2-Giovani”- c’è il soggettivismo allo stato puro, il contraddittorio fine a se stesso. Mancano il confronto autentico, il senso la vita quotidiana”. 

(ANSA)- Pesaro, 11 marzo 2007
“Le scienze umane ci permettono di capire che l’omosessualità non è espressione di una sessualità compiuta, che è tale, e può esserlo, solo nella relazione eterosessuale, nella quale avviene il confronto e lo scambio tra esseri, con tutte le dovute implicazioni psicologiche, relazionali, sociali”. Lo sostiene Giuliana Ammannati, Pedagogista Clinico®, docente di Filosofia e Scienze umane, intervenendo nel dibattito sul riconoscimento di pari diritti alle coppie di fatto.
“L’omosessualità-aggiunge-è indice di una sessualità che, per una serie di cause, si ferma a stadi intermedi della sua evoluzione e della psiclogia della persona. Lo Stato e le Istituzioni dovrebbero provvedere a garantire un maggiore sistema educativo perché è all’interno di una società educante che si cresce e si diventa persone psiclogicamente adulte, in grado a loro volta di educare. Solo così si può migliorare la società civile e si possono garantire il progresso e il futuro dell’umanità”.
“In quanto ad un eventuale affido di bambini a queste coppie-rileva Ammnnati- è bene sapere che, come per la sessualità, anche la paternità e la maternità sono assai complesse, e vanno al di là del sentimento e del ruolo assunto in modo fittizio; esse passano attraverso il riconoscimento del ruolo reale e vero dell’essere genitori, delle differenze tra uomo e donna, tra maschio e femmina, tra autentica identità maschile e femminile. Queste differenze-conclude-non possono essere espresse o colte solo nel gioco dei ruoli tra due persone appartenenti allo stesso sesso”.

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