di Maria Carmela Ravellini*, Anna Maria Scotuzzi*
*Pedagogista Clinico®

La Regione Lombardia ha da tempo unificato sotto il termine di RSA tutte le strutture deputate all’accoglienza degli anziani non autosufficienti, che offrono a una sistemazione residenziale con connotazione il più possibile domestica, favorendo la socializzazione nel rispetto della privacy e garantiscono interventi medici, infermieristici e riabilitativi necessari a prevenire e curare le malattie croniche e le loro riacutizzazioni e anche un’assistenza individualizzata, orientata alla tutela e al miglioramento dei livelli di autonomia, al mantenimento degli interessi personali e alla promozione del benessere.
Le tre RSA del Comune di Brescia accolgono complessivamente 161 anziani, ospitati, per affinità di tipologia, rispettivamente in reparti di geriatria, di Alzheimer e in uno per apallici.
L’utenza delle RSA si caratterizza per una marcata complessità, per un impegno assistenziale sempre più rilevante e per la necessità di interventi globali sulla persona e sull’ambiente, dato che le problematiche di tipo mentale sono spesso associate a quelle fisiche, che comportano l’esigenza di bastoni e sedie a rotelle.
L’età media dei ricoverati è di 80,7 anni.ù
Il 59,1 di essi si colloca, per quanto riguarda l’autonomia funzionale, nella classe definita di “dipendenza totale” (0-24 dell’indice di Barthel, score 0-100) e necessita di aiuto in tutte le attività della vita quotidiana.
Analogamente, si registra un’elevata compromissione delle funzioni cognitive (al MMSE il 47,8 dei soggetti è affetto da deterioramento severo).
Elevata è anche la fragilità sanitaria, testimoniata dall’alto tasso di instabilità clinica, polipatologia (media di 5 patologie a paziente) e severità (media 1.9).
Alla luce di questi dati può sembrare difficile realizzare progetti innovativi in una RSA, ma sono state proprio le condizioni di svantaggio a motivarci per trovare una risposta valida ai bisogni di questi anziani, sulla base dei principi della Pedagogia Clinica orientati alla creatività. Quest’ultima, spazzando via le etichette di malato, disabile, demente, si è dimostrata particolarmente efficace per il ripristino di abilità nell’autonomia, nella relazione e nell’affermazione della propria identità.
Per contrastare sofferenza, rassegnazione e depressione, occorre alimentare nella persona anziana il senso della vita, accompagnandola lungo un percorso rivolto a trasmettere piacere, speranza, desiderio di vivere. In quest’ottica assumono un significato concreto tutte le proposte capaci di rompere la monotonia del tempo vuoto, di spezzare il predominio del binomio malattia /cura medica, di vivere in una esclusiva dimensione sanitaria.
All’interno delle nostre RSA, vengono sollecitate esperienze che consentono all’individuo di esprimere le potenzialità creative, manifestare il proprio mondo interiore e valorizzare la dimensione artistica, creativa e spirituale. Attività capaci di risvegliare la curiosità e sollecitare la capacità di comunicare.
I metodi pedagogico clinici dimostrano la loro efficacia nell’andare incontro a ogni singola persona e nel permetterle di vivere nuovamente una forma di piacere e di scoperta, nonostante gli stati di ansia, le forme depressive e le difficoltà a muovere parti del corpo, a percepire la realtà.

Il progetto
Sono stati effettuati numerosi incontri, con la dirigenza sanitaria, i medici, gli operatori, i fisioterapisti e gli animatori, inizialmente per la presentazione del progetto e in seguito per il loro coinvolgimento in esso. Ogni incontro mirava inoltre alla puntualizzazione delle differenze tra animazione/intrattenimento e percorsi strutturati sulla Pedagogia Clinica.
Le persone che hanno partecipato al progetto sono state individuate congiuntamente da medici e operatori tenendo conto di una minima mobilità fisica. Dei partecipanti si conoscevano l’età, i motivi dell’istituzionalizzazione, l’impegno lavorativo precedente, il livello di autonomia e la loro partecipazione ad altre iniziative dell’Istituto (ROT, giornalino, ginnastica).
La progressiva conoscenza di ciascuno di essi, avvenuta tramite l’osservazione dei comportamenti e l’attenzione alle verbalizzazioni, ha permesso di calibrare meglio le relazioni e perseguire le finalità stabilite nel progetto.
L’aiuto rivolto alla persona nella sua totalità ha mirato a valorizzarla e instaurare con essa una relazione allo scopo di guidarla alla riscoperta e rivalutazione del proprio mondo corporeo, ad acquisire una valida e positiva immagine di sé, a sollecitare la fiducia nelle proprie capacità e il riequilibrio affettivo-emozionale e a conquistare una libera espressione di stessa mettendo a profitto diverse modalità relazionali. Ogni attività proposta ha stimolato contemporaneamente più canali comunicativi innescando diverse dinamiche personali, creando sorpresa e motivazione.
I metodi pedagogico clinici, utilizzati al fine di coinvolgere attivamente gli anziani sono stati molti, sorretti da criteri operativi che hanno ritenuto ogni soggetto protagonista assoluto cui sono state offerte opportunità esperienziali di distensione tonica, esplorative di sé e dell’altro, ritmo respiratorie ed espressivo-emozionali.
Gli incontri, vissuti in un clima di attesa, di curiosità e di aspettativa, hanno generato entusiasmo e vivacità, consapevolezza e apprezzamento delle proprie qualità.
Per mantenere la maggior parte degli effetti positivi è stato necessario alternare esperienze motorie dalla posizione eretta a quella seduta, stimolare gli arti inferiori e superiori, contemporaneamente o separatamente, anche attraverso l’uso di intermediari; lasciare a ciascuno la scelta libera della posizione preferita perché lo sforzo o il dolore fisico non ostacolassero il senso di benessere.
Per distogliere l’attenzione dalle difficoltà corporee e sviluppare emozionalità positive, abbiamo utilizzato, in un modo divertente e orientato all’autoapprezzamento, varie tecniche rivolte alla rappresentazione gestuale con e senza intermediari, alla percezione dei segmenti corporei per mezzo di contrazioni e decontrazioni muscolari, a favorire esperienze liberatorie con rappresentazioni di volti e di paesaggi, a familiarizzare con la propria immagine sorridente per mezzo dello specchio, alla drammatizzazione delle emozioni, al dialogo con i numeri, alle stimolazioni musicali, ecc.
Il piacere di sé in un clima sereno, scherzoso e gioioso, ha alimentato in questo gruppo di persone lo stare bene con gli altri, fino a divenire capaci di condividere e confrontarsi.
Le tecniche e i metodi pedagogico clinici impiegati hanno aiutato ciascuno a ritrovare un modo migliore di essere e di relazionarsi.

*Medico geriatra.

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