Salutare
A cura del Pedagogista Clinico® Gerardo Pistillo è apparso sulla rivi­sta “Salutare” n. 5 aprile 2009, un articolo dal titolo “La Pedagogia Clinica”, una pagina in cui vengono descritti i principi caratterizzanti la disciplina e la professione. 

La mia salute
Sul mensile di medicina, scienza e cultura, La mia sa­lute di Matera si legge un articolo a firma di Giovanna Catullo, Pedagogista Clinico® dal titolo “La pedagogia clini­ca”. Nell’articolo si indicano le abilità professionali del professionista e la garanzia per il suo utilizzo di metodologie proprie.

Casalenews
Il 26 febbraio 2010 è apparso nel sito web un articolo dal titolo “Professionisti del pedale a Casale” in cui si dà notizia dell’avvenuta apertura della sede operativa della squadra di ciclismo professionistico Zheroquadro Ideal Team Raden­ska. Nello staff tecnico, responsabile della comunicazione e mental coach, il Pedagogista Clinico® Giovanni Rabaglino. 

Il Resto del Carlino
Nel quotidiano il 14 gennaio 2010, appare un articolo di Giuliana Ammannati docente di filosofia e scienze uma­ne e Pedagogista Clinico®, che afferma: “Occorre ripartire dai poveri, da chi ha perduto tutto, da chi una famiglia ed una casa non ha più. Ripartire da L’Aquila, da Haiti per attuare una riflessione e ridefinire i contorni della famiglia umana. Perché ciò che giova ora è trarre insegnamento, più che in passato, dalla natura avversa, “matrigna”, eppure anche alleata e amica dell’uomo”.

Cuneo
Sul settimanale Cuneo, il 2 marzo 2010 nella rubrica “Il fatto e l’opinione”, è apparso un articolo di Claudio Rao, Pedagogista Clinico®, dal titolo: “Adolescenti di oggi vulnerabili perché non hanno ricevuto dei no”, e si legge: È pressoché ormai quasi quotidiano lo stupore per i gesti estremi compiuti da giovani e studenti in preda a vissuti di­venuti insopportabili. La nostra civiltà si è progressivamente adoperata ad abolire gli ostacoli in un’interpretazione quasi letterale e a tutto campo del concetto di uguaglianza. Questo ha coinvolto so­prattutto i più giovani. Si è voluto un raccordo tra materna ed elementare per “facilitare” il passaggio dei giovanissimi di­scenti. Si sono aboliti i giudizi negativi, valutando solo “in positivo”. E, dove non era possibile, ci si è adoperati in equi­libri filologici non indifferenti per elaborare frasi che non suonassero “troppo” negative e non urtassero la fragile psi­cologia dei bambini e la delicata sensibilità delle famiglie. Parallelamente al doveroso riconoscimento della diversità di ciascuno, si è oltremodo insistito su un egualitarismo massi­ficante che ha fatto tabula rasa dei riti iniziatici, dell’elogio allo sforzo, della progressiva acquisizione del sapere, del fa­ticoso cammino verso l’autonomia, della conquista del pro­prio spazio nel mondo.

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