di Maria Alicia Sampayo
Pedagogista Clinico®

La famiglia non sempre può offrire al bambino uno spazio quotidiano di gioco, di riposo, di attenzione e di relazione affettiva libera da altri impegni, perciò le istituzioni educative per l’infanzia rimangono l’unico contesto in grado di fornire questa opportunità.
La scuola dell’infanzia, primo gradino del sistema educativo, deve operare con progetti articolati e complessi e una rinnovata competenza educativa. Questi principi hanno ispirato negli ultimi cinque anni la mia esperienza di Pedagogista Clinico® presso le scuole dell’infanzia comunali di Mornago-Crugnola, Montonate e di Buguggiate, e presso le scuole materne consorziate del Comune di Gallarate. La mia attività si arricchisce anche del lavoro che svolgo nelle scuole primarie e secondarie statali dell’Istituto Comprensivo “Arturo Toscanini” di Casorate Sempione, dell’Istituto Comprensivo “Enrico Fermi” di Cavaria con Premezzo e della Fondazione ENAIP per la Formazione professionale della provincia di Varese. In questo breve saggio intendo soffermarmi sul mio impegno nelle scuole dell’infanzia perché rappresenta un importante e insostituibile occasione per la prevenzione.
La Pedagogia Clinica rivolge la sua attenzione alla persona, all’aiuto da offrirle per promuovere lo svolgimento armonico della sua personalità, ritenuto di vitale importanza per la sua futura affermazione. Quindi la prevenzione e, cioè, l’osservazione attenta e clinica delle diverse modalità di comunicazione, di relazione e di apprendimento dei minori, rappresenta la prima fase del percorso pedagogico clinico.
Il Pedagogista Clinico® armonizza, integra le opinioni e le discipline pedagogiche, sociologiche, psicologiche, mediche e ambientali e le organizza in metodologie e tecniche per un intervento pratico (educativo) che viene offerto alla persona con l’impegno di perfezionare ogni sua nozione, capacità e abitudine al fine di agire una seria e attenta prevenzione. Per ovviare a insufficienze, difficoltà e svantaggi e a ogni forma di emarginazione sociale conseguente, la scuola dell’infanzia deve rendersi più funzionale e fortemente stimolante, deve offrire sollecitazioni esperienziali e maturazionali mediante linguaggi, intensità espressiva e chiarezza comunicativa, propiziatori di una efficace prevenzione. Inoltre, per evitare errori educativi, è necessario interpretare e conoscere le tappe anteriori del bambino, rilevare ogni particolarità del suo comportamento, ogni sua potenzialità e manifestazione, nonché la sua capacità di attivarsi e di utilizzare positivamente gli aiuti esterni. Si tratta di indagare nella persona la concretezza del suo esistere, ponendo l’esistenza come base per il raggiungimento della costituzione dell’Io, soggetto dell’educazione. In quest’ottica, l’insegnante, per lavorare efficacemente e per non compromettere l’equilibrio personale del bambino, ha bisogno di valutare le diverse esigenze, acquisire informazioni obiettive che gli consentiranno di utilizzare – in condizioni favorevoli e in infinite direzioni – risposte coerenti con la realtà psicologica, la capacità e lo stile di vita di quest’ultimo, senza mai dimenticare che bisogna assicurargli innanzitutto una evoluzione positiva.
Per avviare questa prima fase di prevenzione è stato predisposto un progetto pedagogico clinico che offrisse occasioni di incontro con le famiglie e gli insegnanti, in accordo con le amministrazioni comunali, gli enti morali e gli istituti comprensivi. Sono state previste occasioni che coinvolgessero sia i bambini che gli adulti.
Nel corso delle diverse attività scolastiche ho avviato un percorso diagnostico per leggere il clima relazionale tra i bambini e tra questi e gli adulti che operano nella scuola, con speciale attenzione ai piccoli per i quali è stato ritenuto opportuno un approfondimento, che ha avuto inizio solo dopo avere informato i loro genitori sulle abilità e disponibilità grafo-espressive, motorie, espressivo-verbali e gli stati di difficoltà o di disagio nella relazione.
Nell’incontro individuale con il Pedagogista Clinico®, le insegnanti hanno avuto la possibilità di approfondire le osservazioni fatte sui bambini e di introdurre tutti i correttivi necessari alla programmazione. Sono stati analizzati i diversi elaborati grafici dei piccoli, tenendo conto in particolare dell’espressività grafica e dell’utilizzo del colore. In questa stessa sede sono stati predisposti dei percorsi personalizzati per i bambini e per le loro famiglie.
Le riunioni con tutti i genitori e gli incontri i singoli nuclei familiari hanno contribuito a far capire meglio i diversi comportamenti dei bambini e a far conoscere i possibili disagi o situazioni di difficoltà, ad attivare e ampliare le risorse delle figure genitoriali al fine di accrescere la loro capacità educativa.
Grazie a questo progetto, i docenti insieme al Pedagogista Clinico® hanno potuto constatare che nella scuola dell’infanzia il disagio degli alunni è legato al dover affrontare le diverse attività ludico/didattiche e le regole. Gli insegnanti però nei percorsi di formazione, hanno potuto acquisire gli strumenti per accogliere, leggere, interpretare tale disagio e intervenire in modo positivo su di esso.
Il docente aiuta il bambino a entrare, stare e partecipare in “classe”; articola e rapporta l’essere con gli altri in gruppo, permette l’“essere tra gli altri” in un’opera continua e sottile di mediazione per mettere e mantenere in comunicazione i bambini tra loro. La modulazione dei suoi interventi, richiama la capacità di comprendere e assumere il punto di vista del bambino, di mettersi in sintonia con le sue modalità di comunicazione, di saper rispondere in modo appropriato alle sue richieste e aspettative di avvicinamento, evitando intrusioni, di verificare, nella sequenza interattiva con lui, l’adeguatezza della propria risposta.
La formazione professionale incentrata sul modello pedagogico clinico si occupa sia dei cambiamenti individuali che dei contenuti e dei modi per migliorare il funzionamento dell’organizzazione-scuola. Il mio tipo di ascolto, di osservazione e di intervento, pur abbracciando l’individuo e il suo contesto, entra nel particolare delle singole situazioni e, soprattutto, nell’impatto interno ed emotivo che la situazione produce su di lui. È evidente, comunque, che una formazione pedagogico clinica-orientata sul Sé, dovrà sempre iniziare dalla componente individuale del sistema scuola. Una prima fase di revisione personale, di messa in crisi e in discussione dei propri modi di essere, di pensare e di agire sarà sempre necessaria affinché il percorso formativo sia efficace.
Il Pedagogista Clinico® deve avere fiducia nelle capacità di crescita, di recupero, di autoeducazione e nelle risorse interne delle persone. Ciò vale anche per l’insegnante che interagisce quotidianamente con il bambino.
Pensare che l’altro possiede in sé ciò di cui ha bisogno significa credere nel potenziale umano e impostare la relazione di educazione e di aiuto in un determinato modo e con una certa qualità. Per favorire l’autoeducazione, quindi, bisogna partire dal basso e dai bisogni reali, lasciare apprendere dall’esperienza e dall’errore, permettere che la relazione educativa risvegli la motivazione e il piacere e che funga da contenitore per questi processi personali.
Ogni volta che ho occasione di recarmi nelle scuole dell’infanzia per occuparmi della formazione degli insegnanti, tengo sempre presenti questi principi sulla cui base oriento tutti i miei interventi.

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