di Maria Raugna
Pedagogista Clinico®

Erano i primi anni del ’80 quando ho avuto il privilegio di incontrare, durante la formazione in Ipnosi e nella Formazione in Psicoterapia Analitica Eclettica presso l’Istituto di Indagini Psicologiche di Milano un gruppo di colleghi, tutti un poco più grandi di me, che mi hanno aperto la mente con la ricchezza dello scambio e della ricerca e il cuore per il coinvolgimento e la passione.
Guido in questo gruppo era sicuramente uno dei più attivi e innovativi Ricordo le domeniche trascorse in appassionate discussioni e accessi confronti, ad esempio, sul tema della vitalità dell’eclettismo, quella vitalità necessaria per incidere nel tessuto sociale con dinamismo, antidogmatismo, efficienza, competenza e concretezza.
Ma un’altra area degli interessi di Guido mi sollecitava e mi attraeva particolarmente, quella rivolta all’educazione e ai suoi processi. Il suo essere profondamente “educatore” in ogni angolazione del suo pensiero (era così che spesso lo definivamo), l’orientamento clinico che imprimeva alla pedagogia, differenziandola tuttavia nettamente da un modello sanitario, erano degli stimoli forti sul piano della ricerca scientifica e sulla validità degli orientamenti sociali e metodologici. Una “pedagogia clinica” che già allora usciva dall’area peculiare dell’infanzia per aprirsi ai bisogni educativi della persona in tutto il ciclo della vita con la finalità di promuovere ed estendere le capacità individuali e sociali, una “pedagogia clinica” intesa come scienza autonoma con metodi e tecniche propri.
Già dal 1985 nel Servizio di Pedagogia Clinica del Centro Studi PSY che Guido conduceva a Firenze si stavano ottenendo significativi successi con i metodi pedagogico clinici che egli utilizzava assieme a dei suoi collaboratori.
Anche se i momenti di scambio e confronto sono continuati negli anni, io sono stata direttamente coinvolta nel Movimento dei Pedagogisti Clinici solo più tardi. I miei interessi intanto continuavano a muoversi intorno ai temi dell’espressione grafica nel senso più ampio (dalla Psicologia della scrittura all’analisi del disegno), temi a cui Guido si era interessato da tempo, ad esempio occupandosi dei problemi educativi nella Disgrafia in un periodo in cui di questi aspetti si parlava pochissimo.
È partita da questo terreno che interessava entrambi la sua offerta, nel 1990, di essere relatrice ad un Seminario su “Il Disegno come analisi dello sviluppo cognitivo e psicologico del bambino” organizzato dal CESAPP di Bibbiena, Centro condotto dalla prof. Marcella Matteucci, Pedagogista Clinico®.
A questo amore iniziale per l’osservazione del disegno nei suoi aspetti grafici e cromatici, si è progressivamente aggiunto l’interesse per le difficoltà del linguaggio e le disarmonie organizzativo motorie, temi che mi hanno sempre impegnata nella ricerca e nella sperimentazione per offrire concretezze educative. Ed è in particolare su questi aspetti che in seguito, entrata a far parte del Consiglio Direttivo ANPEC e impegnata in docenza presso l’ISFAR-Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca fin dalla loro costituzione, ho continuato a lavorare. Ormai siamo in tanti pedagogisti clinici provenienti dal Movimento che ci ritroviamo a fare docenza nella formazione a gruppi di laureati, con una intesa maturata e consolidata nel tempo.

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