di Monica Vincenzi
Pedagogista Clinico®

Prendendo spunto da Sei personaggi in cerca d’autore, opera teatrale di Luigi Pirandello, ho messo a punto un progetto pedagogico clinico che ho sperimentato in una classe di una scuola secondaria di primo grado, in cui vi erano soggetti con difficoltà relazionali.
Il gruppo, composto da ventitré alunni (di cui solo quattro ragazze), presentava due nuovi inserimenti: un ragazzo proveniente da un comune limitrofo e uno ripetente perché non si era presentato all’esame dell’anno precedente. Vi era inoltre un ragazzo – censito ai sensi della legge 104 – che usufruiva di 18 ore di sostegno, in quanto presentava particolari disagi e faticava a essere accettato dal gruppo.
Alcuni allievi erano molto dotati a livello cognitivo ma fortemente egocentrici e con atteggiamenti conflittuali che provocavano in rivalità o tensioni.
Le relazioni fra pari non erano quindi serene. Molti ragazzi faticavano a rispettare i turni d’intervento e ad ascoltare i compagni mentre erano interrogati, o quando chiedevano chiarimenti. Erano molto concentrati su eventuali errori degli altri per metterli in risalto e deriderli, o per mostrare segni di grave insofferenza quando venivano valutati più positivamente di quanto loro ritenessero giusto. Dimostravano dunque di non aver sufficiente fiducia nelle capacità valutative degli adulti e soprattutto di non essere in grado di gioire per i successi dei compagni, anzi di provarne profondo fastidio. Nella strutturazione del progetto la scelta è caduta sul testo di Pirandello perché mi sembrava particolarmente adatto a dei ragazzi di quattordici anni prossimi a una decisione importante come l’iscrizione alla scuola superiore, quindi in un certo senso anche loro “in cerca d’autore”, o meglio della propria identità e del proprio futuro.
L’adolescente non è più un bambino ma non è ancora un adulto, si trova in difficile momento di transizione e ha necessità di trovare la sua strada.
Pirandello nei Sei personaggi evidenzia come sia facile fraintendersi a livello comunicativo, proprio perché ognuno di noi dà valore e senso alle proprie parole partendo dal proprio mondo interno, che è unico e irripetibile. Questa tematica è utilissima per spiegare ai ragazzi la necessità del feedback comunicativo, cioè dell’accertamento della comprensione altrui, senza la quale è facile dar vita a difficoltà relazionali. Pirandello mette in risalto come a volte si possa provocare dolore agli altri anche senza averne l’intenzione. Ciò è molto utile per analizzare e tentare di risolvere fenomeni di prevaricazione, in quanto i giovani, ogni volta che li si fa riflettere su di essi dicono: “Io non ho fatto apposta, volevo solo scherzare, non pensavo di far soffrire in questa maniera…”.
Un altro spunto di riflessione che ho trovato utile per gli studenti è il seguente: ognuno di noi recita un copione imposto dalla vita, che spesso può arrecarci gravi difficoltà, se non ne acquisiamo consapevolezza e cerchiamo di modificarlo. La dialettica fra finzione e realtà e fra attori e personaggi è molto interessante e idonea a insegnare l’elasticità mentale e la flessibilità nel valutare e gestire le situazioni che la vita ci pone dinanzi. Inoltre, è molto positivo per i ragazzi analizzare il rapporto che intercorre tra un personaggio e il suo autore, perché hanno in tal modo la possibilità di comprendere che un personaggio, dopo la sua nascita, è in grado di divenire totalmente indipendente da colui che l’ha creato. La riscrittura del testo da parte loro comporta poi, inevitabilmente, l’emergere dei conflitti personali e interpersonali, quindi l’esplicitarsi delle problematiche esistenti nella classe con eventuali indicazioni per una soluzione positiva.
Il gruppo all’inizio era diffidente, sia nei miei confronti, che in quelli del progetto, ma poi la lettura ad alta voce lo ha coinvolto e così ha cominciato a collaborare. Parallelamente ho introdotto una serie di attività volte alla riduzione delle inibizioni e degli impacci motori, e all’aumento delle potenzialità espressivo-creative, sostenute da esperienze di Gestalt Dance, Disegno Onirico, e di distensione globale seguita da sollecitazioni fantasmatiche e immagini mentali, come “Il giardino interiore”, “L’albero personale”, “Il nuovo vestito”, “Il nonno albero”, “Gli alberi archetipi”, “Barriere e ostacoli”, “Lo stemma personale”, “Il roseto”, “Il barattolo magico”, “La casa”, “Il mandala dell’armonia”, “Il libro dei tesori”, “La biblioteca di Alessandria”, ecc. Ho presentato tecniche di drammatizzazione come l’inversione dei ruoli e il soliloquio, esperienze di presentazione come “Se tu fossi…” e “Mi sento come…”, oltre ai giochi di relazione e di aggiustamento globale nello spazio.
Al termine di queste esperienze a ogni ragazzo ho richiesto un elaborato personale, nel quale doveva immaginare di essere un “personaggio in cerca d’autore”, poi ho diviso la classe in quattro gruppi, ognuno dei quali doveva scrivere un copione partendo dal testo da loro ritenuto il migliore.
Al momento di stabilire quale dei quattro copioni portare in scena hanno cominciato a litigare, non riuscendo a decidere tra due, uno ritenuto da me particolarmente significativo e l’altro, scritto dal gruppo in cui era inserito il ragazzo con disagi che era oggetto di continue e pesanti derisioni.
Ho pensato che fosse importante sia salvare il copione più interessante dal punto di vista teatrale, sia valorizzare il lavoro di un ragazzo generalmente emarginato. Così, di comune accordo, abbiamo deciso di mettere in scena due copioni contemporaneamente, dividendo il palcoscenico a metà. Le due storie sono state precedute da un’introduzione in cui due attori, che rappresentavano entrambi Pirandello, hanno rivendicato la superiorità del proprio lavoro, al fine di consentire al pubblico di comprendere la struttura dello spettacolo.
Gli attori si sono rivolti agli spettatori, ed erano illuminati dalle luci per tutta la durata di ogni scena, alla fine della quale giravano le spalle alla platea e rimanevano immobili, al buio, fino al termine della scena parallela. Anche le musiche sottolineavano questa singolare tipologia di rappresentazione: ogni storia, infatti, era contrassegnata dal proprio tema musicale, che avvertiva il pubblico del passaggio da una trama all’altra.
Alla fine tutti i ragazzi si sono presentati alla platea ponendo la decisiva domanda: “Realtà o finzione? A voi l’ardua sentenza…”.  Uno dei due copioni era più aderente al testo pirandelliano e si concentrava principalmente sulla diatriba attori-personaggi, inserendo come elemento- personaggio significativo la “fantasia” di Pirandello e conducendo a lieto fine i litigi scenici. L’altro era completamente avulso dall’opera di riferimento ed era ambientato in una città industriale agli inizi del secolo XX, con protagonista una famiglia in difficoltà per la malattia del padre.
È stato difficile, ma avvincente, dividere le scene rispettando la contemporaneità, alla fine la realizzazione teatrale ha assunto una veste originale, dando molta soddisfazione ai ragazzi.
La cosa più importante è che le difficoltà relazionali si sono mitigate, come hanno scritto quasi tutti nel testo di verifica finale, in cui dovevano fare un bilancio dell’esperienza. Tale prova ha evidenziato anche miglioramenti nella produzione scritta, soprattutto in alunni con difficoltà, o con carenza di motivazioni e concentrazione. Notevoli progressi sono stati fatti altresì nella costruzione sintattica delle frasi e nella capacità di esprimere opinioni e giudizi propri, oltre che nella correttezza ortografica e nella proprietà lessicale. Anche la manifestazione grafica esteriore degli elaborati aveva subito dei miglioramenti: risultavano più chiari, comprensibili e ordinati, anche quelli che presentavano tratti disgrafici.
Non tutte le carenze di autocontrollo si sono risolte, ma al termine dell’esperienza la classe era molto più unita e coesa. Ciò dimostrava che mettendo in scena i litigi dei personaggi da loro creati, i ragazzi hanno superato le difficoltà relazionali e scoperto quanto fosse bello collaborare e cercare di dare il meglio di sé per uno scopo comune.
Sono diminuiti gli episodi violenti di prevaricazione e anche quelli più subdoli di derisione o squalifica, forse grazie a un’aumentata capacità empatica, ossia di mettersi nei panni degli altri per capire cosa stiano provando, senza più accampare la solita scusa: “Non ho fatto apposta, non credevo di far soffrire così tanto… era solo uno scherzo”.
Molti studenti hanno dichiarato di aver raggiunto un maggior autostima avendo vinto la paura di salire su un vero palcoscenico come quello del Teatro Comunale in cui si è svolto lo spettacolo, di fronte a tante persone (genitori, insegnanti, preside, compagni di altre classi e semplici spettatori).
Essi sono stati protagonisti autentici di ogni fase del progetto, nel quale il Pedagogista Clinico® ha semplicemente condotto e organizzato le varie attività, cercando di rispettare le idee originali che emergevano e le singole individualità dei partecipanti.
Oltre ad aver scritto questo libero adattamento del testo di Pirandello, sono state assegnate le parti tenendo conto delle caratteristiche di ciascuno: aiuto registi, attori, scenografi, tecnici del suono e delle luci. Ciò ha permesso ai ragazzi di esprimere liberamente le proprie potenzialità. Hanno reperito oggetti scenici e costumi, scelto le musiche e preparato i fondali e le locandine.
La crescita globale di ognuno di loro è stata fortemente significativa, sia per l’aumento dell’autostima, che dei tempi di attenzione e concentrazione. Una ragazza che manifestava forti disagi nel comportamento alimentare ha partecipato con particolare entusiasmo, vincendo il timore delle derisioni.
Dopo questa esperienza la classe si presentava in maniera molto diversa da come appariva all’inizio dell’anno, a dimostrazione del fatto che il Pedagogista Clinico®, con il buon utilizzo eclettico dei suoi metodi, può favorire uno sviluppo globale di tutte le potenzialità e capacità della persona (anche in aspetti non direttamente coinvolti nel progetto d’intervento, come appunto le capacità di produzione scritta o di espressione grafica).
Un’allieva ha commentato: “Questa esperienza mi ha permesso di conoscere bene i miei compagni e saper vivere con loro; mi ha lasciato davvero tanto, una maggiore conoscenza di me stessa, delle mie capacità, dei miei limiti”.

error: Contenuto protetto !!