Soggetto con iperattivismo

di Monica Bocelli
Pedagogista Clinico®

Una buona verifica delle Potenzialità Abilità e Disponibilità (PAD) è già di per sé un aiuto alla persona: lo dimostra una situazione che mi si è presentata nel luglio scorso.
Sono in studio a raccogliere i materiali prodotti dai diversi soggetti che ho seguito durante l’anno e che, alla fine di giugno, saluto per l’interruzione estiva, quando mi raggiunge la telefonata di una signora che mi chiede un incontro per il nipotino di nome R., che le viene abitualmente affidato per l’estate dalla figlia, la quale vive in una cittadina lombarda col marito e un’altra figlia minore di R. All’incontro (3 luglio) vengono R. e la nonna.
La nonna narra che il bambino da diverso tempo presenta preoccupanti difficoltà di comportamento e di apprendimento, ma il genero si oppone a qualunque visita specialistica. Accenna di aver saputo del mio studio attraverso conoscenti e di aver parlato telefonicamente alla figlia di questa opportunità, accordandosi di condurre da me il bambino. Prendo atto della singolarità della situazione e inizio il percorso di osservazione, pensando che, se con la verifica delle PAD non rileverò problemi o disagi particolarmente evidenti nel bambino, l’ansia della nonna e della madre almeno cesseranno. Se invece constaterò la presenza di uno stato di acuto disagio e ampie difficoltà da dover seguire il bambino, potrò studiare come risolvere il problema in ragione della distanza tra l’abitazione del piccolo e la sede del mio studio professionale. A volte il difficile per i genitori, sta nel cominciare, e chissà che in seguito a questo inizio “fuori dai termini” non possa dare alla famiglia almeno una spinta propulsiva.
Il bambino mostra interesse per il nuovo ambiente in cui si trova e che ben osserva mentre sta seduto accanto alla nonna. Quest’ultima parla delle difficoltà del nipote e via via gli chiede conferma di quello che dice. Il bambino non riesce a stare fermo sulla sedia, è visibilmente annoiato, si agita; infine prende il suo game boy e si mette a giocare. La nonna riferisce che le insegnanti all’inizio dell’anno scolastico dissero alla madre che forse il bambino era autistico e che avrebbero dovuto farlo visitare; riferiscono inoltre che il bambino è lento. La nonna ha con sé, copiato su un foglio, il giudizio delle insegnanti di R. per l’ammissione alla terza elementare, e me lo mostra. C’è scritto: “La partecipazione dell’alunno alle attività scolastiche va guidata, perché dimostra un senso di responsabilità poco adeguato nello svolgimento del lavoro individuale; la capacità di concentrazione è limitata e di conseguenza necessita di tempi lunghi e continua stimolazione; comunica in modo semplice; com-prende i messaggi ma incontra difficoltà nella rielaborazione”.
Analisi Storica Personale (ASP)
R., nato a termine con parto eutocico è stato allattato al seno solo per due mesi perché alla madre è venuto a mancare il latte. Già da neonato era nervoso, inquieto, sovraeccitabile. Lo svezzamento è stato difficoltoso a causa di frequenti dolori al ventre. All’età di 9 mesi gli è stato tolto il pannolino.
Ha frequentato la scuola materna presso un istituto religioso dove, per punizione, più volte è stato rinchiuso in una piccola stanza buia.
Durante il suo primo percorso di vita sono state effettuate le seguenti visite specialistiche:
– visita neurologica per caduta dal letto: nessuna conseguenza.
– visita oculistica per i frequenti mal di testa: nessun problema alla vista.
– visita urologica per definire le cause dell’enuresi: l’urologo diagnostica un problema ereditario, visto che anche il padre ha avuto lo stesso problema fino ai sedici anni.
Il bambino a sei anni ha fatto il suo ingresso nella scuola elementare e in questo anno le insegnanti hanno rilevato difficoltà di apprendimento e di comportamento. Ne è seguita una visita psicologica presso la ASL con la conseguente attestazione di iperattivismo, per cui è stato iniziato un trattamento che ebbe breve durata: il bambino non lo gradiva e si rifiutava di proseguire gli incontri.
Analisi Storica Personale (familiare e socio-ambientale)
In famiglia vivono i genitori: il padre, P., di anni 35, artigiano; la madre, A., casalinga, (ha frequentato le scuole superiori ma non lavora per dedicarsi ai figli); una sorella, S., di 3 anni. La madre di
R. si è sempre dimostrata poco autorevole nei confronti del figlio, con uno spiccato atteggiamento di protezione tanto da chiedere alla nonna di tenerlo durante le vacanze perché “ha più polso”. Il padre ha una scarsa stima del figlio, tanto da affermare che è “cattivo e stupido”.
R. ha sofferto nell’attesa della sorella ed è stato molto geloso, anche se adesso sembra che abbia superato questo ostacolo e giocano insieme.
Attualmente sono presenti: difficoltà di addormentamento, sonno agitato, enuresi notturna (comparsa dopo la nascita della sorella), bruxismo e timore del buio.
Dorme in una stanza insieme alla sorella. Durante il giorno segnala i bisogni, va in bagno spontaneamente e non chiede assistenza.
Analisi delle abilità e disponibilità ad apprendere
Dai quaderni emergono omissioni di lettere, mancato raddoppiamento di consonanti, omissioni di accenti, di “h”, elisioni di apostrofi, errata divisione sillabica a fin di riga, non utilizza appropriatamente la punteggiatura e le maiuscole, attua inversioni e confusioni di lettere simili per forma e per suono, il vocabolario è povero.
Per quanto riguarda la decodifica scrittoria il soggetto legge silenziosamente sillabando, tiene il dito su ogni parola che legge e legge più volte lo stesso rigo.
Analisi dell’espressività motoria
Sono presenti: tensioni negli arti, sincinesie, difficoltà nell’equilibrio statico e dinamico, disgnosie digitali; buone invece: la motricità fine e la prensione.
Notevole distraibilità e lentezza durante l’imitazione di gesti, difficoltà nella percezione temporale a causa delle frequenti cadute attentive, disordini mnestici e nell’orientamento destra/sinistra. Difficoltà grafo-motorie, visuo-percettive ed emotivo-relazionali.
Analisi dei graphonage e dell’espressività cromatica
Il bambino durante l’espressione pittografica non manifesta disagi né tensioni, ama questo tipo di attività e quindi disegna con piacere. L’uso dei colori è appropriato, i tempi di esecuzione nella norma. Dai graphonage tuttavia si evidenzia che il bambino non sta bene nel proprio presente, dimostra sentimenti di inferiorità e bisogno di sostegno. Egli desidera aprirsi al mondo ma non trova in se stesso la volontà, l’energia, la sicurezza per vincere le difficoltà.
Il suo sentimento di inadeguatezza personale si risolve con fuga dalle responsabilità e con atteggiamenti aggressivo-difensivi. Anche l’espressività cromatica suggerisce che il bambino è egocentrico e indulge nel suo desiderio di conforto e di sicurezza, si risente di qualsiasi restrizione o limitazione impostagli e insiste a voler essere libero e non ostacolato, desidera vincere una sensazione di vuoto e colmare il senso di isolamento che lo separa dagli altri; un evidente disagio emozionale-affettivo sviluppatosi a seguito di eccessive richieste e denigrazioni per ciò che il bambino non era in grado di fare correttamente. Egli ha dovuto soddisfare i bisogni degli adulti prima dei propri e, soprattutto, prima che la sua maturazione potesse concederglielo.
Fin qui i dati desunti con il criterio pedagogico clinico sono stati oggetto di sintesi con la nonna, la quale mi dà notizia che durante il periodo in cui si è protratta l’osservazione il bambino si è dimostrato meno irrequieto e con diverse disponibilità al rapporto con gli altri. Un cambiamento che ho ritenuto fosse dovuto alla relazione che si era instaurata fra noi e sicuramente anche l’effetto di uno stato d’animo più sereno negli adulti rassicurati dal fatto di essersi affidati ad un professionista.
Concordo con la nonna di vedere R. ancora alcune volte, così da sostanziare ulteriormente il processo di cambiamento già avviato. Chiarisco tuttavia che sarebbe necessario, una volta il bambino rientrato a casa dalle vacanze, proseguire l’intervento di aiuto con un Pedagogista Clinico® della loro zona di residenza.
L’intervento di aiuto pedagogico clinico
All’inizio di ogni incontro, R. arriva con una notevole carica energetica, quindi le attività proposte sono di tipo dinamico ed espressivo, e prendono spunto dal metodo Edumovement® integrato dal metodo Orlic® e da altre tecniche orientate a favorire vissuti ritmo-respiratorio-cinetici. Al fine di abbattere le tensioni, riconqui stare un benessere psico-fisico ed un nuovo equilibrio uso il metodo Discover Project® a cui faccio seguire un contatto più avvolgente riferendomi agli orientamenti offerti dal metodo BodyWork®. R. reagisce positivamente a queste esperienze, il suo respiro si fa più calmo e finalmente i numerosi e inutili movimenti cessano. Al termine, procedo con l’esposizione delle PsicoFiabe® seguendo la batteria specifica per l’enuresi.
L’impegno sia della nonna, che della madre (se pur a distanza), e la fiducia nel mio intervento di aiuto, oltre all’entusiasmo del bambino, hanno dato i loro buoni frutti. Alla fine del mese di luglio mi viene riferito che si sono notevolmente ridotti gli episodi di enuresi ed anche dal punto di vista della vivacità si sono stabilizzati i primi cambiamenti.
Dopo l’ultimo dei nostri incontri chiedo di poter parlare con i genitori ma questi si dichiarano impossibilitati a venire a Firenze e chiedono telefonicamente quale debba essere il comportamento che in famiglia dovrebbero tenere per aiutare il figlio. Mi affido al Reflecting® per sollecitare elaborazioni sui motivi per cui il figlio si comporta in un certo modo, provocatorio o incomprensibile, i suoi celati bisogni e gli atteggiamenti necessari e convenienti.

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